Venerdì 19 Agosto
Il Tropico si lascia spingere tranquillo da una lieve brezza che gonfia il Gennaker, la superficie dell'acqua è liscia, niente onde sulla prua dello scafo. Intorno un paesaggio lunare - morbide gobbe rotonde, dai colori pallidi, spumeggianti di rocce bianche, pezzano fittemente il mare come iles flottantes. E' un brulichio di barche che navigano piano, rispettose di questi ritmi vellutati e delle regole vigenti dentro il parco naturale delle Kornati. Parliamo sottovoce, ci muoviamo pigremente e programmiamo più soste per pucciarci nelle chiazze verde chiaro, quasi giallo, del fondo sabbioso che traspare dove l'acqua è meno profonda.
La presenza dell'uomo si riconosce solo dalle poche casette disperse ai piedi di queste gobbe rotonde e dai lunghi filari di muretti a secco che delimitano i pascoli e sezionano i terreni.
Certo non è una giornata scandita da molte parole o aneddoti, siamo flaccidi come gelatine che si sciolgono al primo sole caldo di questa crociera.
Più tardi.
Emergiamo temporaneamente dall'irrealtà di questo paesaggio di seni e coseni che bucano e spuntano fuori dalle acque per una toccata a terra a Iz: un discreto paesino che inizia ad apprezzare il sapore dei soldi.
Il nostro infallibile fiuto ci porta ad un caratteristico localino, ricavato con mezzi di fortuna in quella che di giorno è chiaramente un'abitazione. Mangiamo octopus alla Peka, un vero sollazzo per il nostro palato ormai abituato a cavolo crudo con pomodori formaggio e prosciutto (in Croazia non esiste l'insalata). L'octopus è morbido come un soufflé, aromatizzato da un intruglio di patate e vin bianco, dentro il quale è stato lasciato a lungo macerare a fuoco lento. Soddisfatti e satolli ci ritiriamo nei nostri lidi.
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